Dovete andare a Tokyo per lavoro o per turismo? Armatevi di pazienza e di…cartine!

L’italiano che sbarca a Tokyo, dopo essere uscito senza difficoltà  dall’aeroporto internazionale di Narita ed aver raggiunto comodamente  il centro città con il limousine bus, eccolo scendere alla prima fermata dell’infermo dantesco ché la diritta via era smarrita: Tokyo, la città delle strade senza nome e degli indirizzi irraggiungibili!

Nel 1992 arrivai a Tokyo per il mio primo viaggio di lavoro. Non sapevo nulla di questa difficoltà. Raggiunta la stazione centrale, nel grande caos del traffico urbano, individuo subito la fermata del taxi e con soddisfazione ci salgo. Non parlo giapponese, ma porgo all’autista in eleganti guanti bianchi il foglio con  nome e indirizzo dell’ufficio che devo raggiungere. Poi, soddisfatta, aspetto la partenza. Invece… Primo: il taxista, prende il mio  address, spegne il motore e comincia a sfogliare uno dei grossi elenchi appoggiati vicino a lui. Secondo: mormora un mmm e riguarda a turno l’indirizzo che gli ho dato e l’elenco. Terzo: cambia elenco e ricomincia la ricerca, cominciando a sudare. Quarto: parte, ma dopo venti minuti si ferma, scuote la testa, dice qualcosa in un incomprensibile giapponese e scende a chiedere informazioni. Alla fine raggiunto l’indirizzo, mi accorgo che il tempo della corsa è un’ora e mezza. Sorpresa! Costo: pochi yen, pari a dieci minuti di taxi. Seppi più tardi che l’ufficio si trovava a pochi chilometri dalla stazione e capii che l’autista aveva bloccato il tassametro.

Alla sera il cuoco con cui lavoravo mi spiegò brevemente: “A Tokyo non esistono i nomi delle strade, indichiamo solo il quartiere e, generalmente, un numero che identifica il palazzo e indicazioni precise sulla zona, spiegando se un ufficio è vicino alla banca, ad un ristorante, ad un palazzo importante. Però se  non trovi la strada, puoi chiedere informazioni alla polizia di quartiere”.

Stazione polizia Tokyo

Da allora quando sono a Tokyo non mi muovo se in tasca non ho l’indirizzo da raggiungere scritto in giapponese, una mappa e un telefono per le emergenze; inoltre mi fermo  nei piccoli box della polizia di quartiere, disponibile verso lo straniero smarrito.

Questo metodo è ancora attuale perché non sempre è possibile scaricare da google le mappe dei quartieri di Tokyo (non chiediamoci troppo il perché!) e, difficilmente, se siete semplici turisti avrete la possibilità di avere un cellulare giapponese sempre connesso.

Quindi, consiglio: stampate  la mappa con caratteri giapponesi (non importa se non la leggete!), segnate il punto di partenza e di arrivo e… rivolgetevi ai gentilissimi poliziotti! Buon.. girone!